Il pasto condiviso, inteso come il riunirsi intorno ad una tavola apparecchiata e consumare pietanze preparate con cura, è diventato ormai solo l’immagine di una pubblicità di famose merende. A causa dei ritmi frenetici di cui tutti siamo schiavi, la maggior parte di noi ha relegato il momento del pasto condiviso alla cena, caratterizzata spesso da pietanze veloci e scandita dalle ansie e dalle frustrazioni accumulate durante la giornata. Nell’ultimo decennio chi si occupa di alimentazione e di bambini ha assistito, con non poca apprensione, a questo tipo di cambiamento nello stile di vita delle famiglie, connotato dalla legittima corsa della donna al lavoro e alla realizzazione personale, dalla generale tendenza a delegare il ruolo genitoriale a scuole, palestre, ludoteche, ecc. Lungo questo cammino, che probabilmente ci ha resi più efficienti e veloci, abbiamo perso però cose indispensabili, come ad esempio la capacità di creare un’adeguata atmosfera durante il pasto. Questo ha sicuramente influenzato in modo negativo il nostro rapporto con il cibo che, divenendo soltanto oggetto e merce, è stato spogliato di ogni altro suo significato.
Il luogo “cucina”, invece, è uno spazio in grado, ancora e sempre, di comunicare un grande senso di famiglia e di intimità; quel senso di coesione e condivisione di cui ogni nucleo familiare e ogni bambino hanno bisogno per crescere bene. Ritrovarsi con i propri bambini a condividere un pasto preparato con cura ci offre l’occasione di creare un luogo e un tempo in cui si può relazionarsi e prendersi cura; un luogo e uno spazio in cui il rispetto per le regole e la libera e creativa espressione di se stessi non sono in antitesi. E’ in questo posto magico, inoltre, che il buon esempio degli adulti trova il suo habitat naturale, quale efficace strumento educativo.
Il disappunto dei genitori riguardo alla sollecitazione a questo tipo di impegno si esprime prevalentemente nella continua giustificazione di non avere tempo sufficiente per curarsi a dovere dei pasti e per creare un’atmosfera rilassante e rilassata durante il loro consumo. Ovviamente, si può anche scegliere, in modo del tutto legittimo, di dedicare meno tempo all’acquisto consapevole degli alimenti e alla loro serena preparazione e condivisione, per disporre di un tempo maggiore da dedicare ad altre attività. In genere, però, questo tipo di scelta produce atteggiamenti e problematiche che, prima o poi, andranno affrontati, con il dispendio di quel tempo che credevamo risparmiato.
Ma, se cucinare cibi sani e consumarli scambiando e confrontando idee, programmi, affetti ed obiettivi può, invece, aiutarci a costruire in modo adeguato il rapporto con i nostri figli e a prenderci cura della loro salute, prevenendo disturbi e patologie legate all’alimentazione, forse dovremmo rivedere il nostro concetto di tempo e riflettere su quale sia il modo migliore di impiegarlo.
In fondo, sapete, basta davvero poco, se siamo sufficientemente motivati. Pochissime regole, dunque:
- fare la spesa in modo consapevole (argomento di cui questa rivista si occuperà spesso);
- cucinare pasti semplici e gustosi, avendo cura di preparare sempre qualche porzione in più da congelare (ne trarrete vantaggio dopo qualche giorno, riproponendo la pietanza che però non dovrete ri-cucinare);
- scegliere le pietanze insieme ai bambini (li renderà più curiosi ed orgogliosi di assaggiare);
- ritagliarsi un po’ di tempo, durante la settimana, per cucinare con loro;
- bandire guerre e tensioni dalla tavola apparecchiata;
- ed ultima importantissima regola: non perdere mai un’occasione di mangiare tutti insieme!
di GIUSI D’URSO





